Sicurezza

È sicuro inviare una foto della carta d’identità o del passaporto?

Inviare la foto di un documento può far parte di una procedura legittima, ma espone dati utili per tentare un furto d’identità. Verifica il destinatario tramite un canale indipendente, chiarisci quali dati servono e usa il percorso ufficiale; oscuramenti e filigrane vanno concordati e non garantiscono contro le frodi.

«Mandami fronte e retro della carta d’identità». Prima di fotografarla, chiedi per quale pratica, a chi e attraverso quale servizio. Il check-in di un albergo, una verifica bancaria e un messaggio che promette un rimborso INPS non hanno lo stesso significato. Anche una richiesta autentica merita attenzione a ciò che succede alla copia dopo l’invio.

Come decidere prima di inviare

RichiestaPrimo controllo
Documento per una pratica che hai avviatoApri direttamente il sito o l’app del soggetto e verifica la pratica.
Foto richiesta da hotel o B&BContatta la struttura dal recapito della prenotazione e chiedi il percorso di identificazione e gestione dei dati.
SMS su un rimborso o un blocco INPSNon caricare nulla dal link; verifica nell’area personale ufficiale.
Documento e selfie per aggiornare SPIDControlla direttamente con il tuo gestore, senza usare il collegamento ricevuto.
Foto richiesta da uno sconosciuto per un annuncioInterrompi l’invio e verifica l’interlocutore attraverso la piattaforma.

L’INPS spiega nel proprio vademecum che non chiede documenti via email o telefono e non invia link per ricevere rimborsi. Il nome dell’ente nel messaggio non basta a renderlo autentico.

Preparare una copia per un destinatario verificato

  1. Chiarisci l’esigenza. Chiedi se basta mostrare il documento, comunicare alcuni dati o usare un’identificazione nel servizio ufficiale. Domanda chi conserva la copia e per quanto tempo.
  2. Concorda le modifiche ammesse. Alcune verifiche richiedono il documento completo e leggibile. Non nascondere numero, scadenza, fotografia o elementi di controllo quando sono necessari alla procedura.
  3. Lavora su una copia. Se consentito, oscura i dati non necessari. Controlla anche il retro e la zona a lettura ottica, dove alcune informazioni possono ripetersi.
  4. Indica destinatario, uso e data. Puoi aggiungere una filigrana come ‘Copia per [società], [pratica], 21 ottobre 2026’. Serve a rendere evidente l’uso previsto, ma può essere modificata o rimossa.
  5. Riapri il file finale e invialo dal canale confermato. I due strumenti gratuiti lavorano nel browser senza caricare il documento. Non usare un link arrivato in un messaggio inatteso come unica conferma del destinatario.

Una copia oscurata deve ridurre dati inutili, senza alterare generalità o far apparire valido un documento diverso. La preparazione del file non sostituisce l’identificazione richiesta.

Hotel e B&B: identificazione e conservazione sono due cose diverse

Le strutture ricettive devono identificare gli ospiti e comunicare i dati previsti alle autorità tramite Alloggiati Web. Questo non autorizza a conservare indefinitamente le immagini dei documenti. Nella nota del 2026, il Garante privacy chiarisce che l’eventuale copia acquisita per inserire i dati va cancellata o distrutta dopo il rilascio della ricevuta e richiama a evitare foto con dispositivi mobili e raccolta tramite messaggistica come WhatsApp.

Chiedi quindi come avviene il controllo all’arrivo e come viene eliminata l’eventuale immagine. Il Consiglio di Stato ha chiarito l’obbligo di verificare la corrispondenza tra ospite e documento; una foto inviata in anticipo, da sola, non esaurisce il controllo. Non oscurare i dati che la struttura deve comunicare, ma non considerare normale un archivio permanente di fotografie in una chat.

Cosa può tentare chi ha la foto?

Una copia espone nome, volto, data di nascita, firma e identificativi del documento. Può essere riutilizzata per una falsa pratica o per rendere credibile una truffa successiva. Un’immagine non assicura che una banca o un gestore SPID accetti una verifica: le altre misure di controllo restano decisive.

Il CERT-AGID ha documentato siti falsi a tema SPID che raccolgono insieme credenziali, documenti e video del volto. Nemmeno la richiesta di muovere la testa davanti alla fotocamera prova quindi che il sito sia vero. Fermati prima di registrare e verifica il gestore dall’app o dall’indirizzo che conosci.

Sono segnali d’allarme anche l’urgenza, le minacce di sospensione, le richieste di nuovi scatti perché il precedente upload avrebbe avuto un errore e l’aggiunta progressiva di tessera sanitaria, busta paga o credenziali alla richiesta iniziale.

WhatsApp ed email non controllano le copie successive

Il destinatario può salvare o inoltrare una foto ricevuta in chat. Una filigrana non impedisce di leggere i dati visibili né di modificare l’immagine. Preferisci il caricamento nel servizio verificato, quando previsto, e chiedi le modalità di conservazione: anche un’azienda reale può subire una violazione dei dati.

Se hai già inviato il documento

Conserva messaggi, indirizzi web, ricevute e una descrizione dei file trasmessi. Smetti di fornire ulteriori foto o codici. Se hai condiviso anche credenziali, cambia quelle interessate dal servizio autentico e contatta il relativo gestore.

Per documenti caricati su un falso sito INPS, il CERT-AGID consiglia la denuncia alla Polizia Postale, con la documentazione disponibile, e il monitoraggio dei conti e degli accrediti. Una segnalazione online è distinta dalla denuncia formale. Contatta la banca se sono coinvolti denaro o dati finanziari e verifica eventuali variazioni non richieste delle coordinate di pagamento.

Se invece sospetti una fuga di dati da una struttura ricettiva, il Garante suggerisce di chiederne conferma alla struttura. Chiarisci quali documenti sono coinvolti. Con l’autorità che ha rilasciato il documento puoi valutare gli eventuali passi successivi; la sostituzione non cancella nome e data di nascita già divulgati.

Conservare l’originale, preparare la copia

Dokus conserva i tuoi documenti cifrati sull’iPhone e consente di preparare una copia con oscuramenti e filigrana lasciando intatto l’originale. È uno strumento per custodire e condividere copie personali. Non emette documenti ufficiali, non verifica il destinatario e non garantisce protezione dal furto d’identità.

Domande frequenti

Posso mandare la carta d’identità al B&B su WhatsApp?

Chiedi un percorso di raccolta più adeguato alla struttura verificata. Il Garante richiama a evitare l’acquisizione tramite messaggistica come WhatsApp e chiarisce che l’identificazione degli ospiti non giustifica conservare le copie dopo la comunicazione dei dati ad Alloggiati Web.

L’INPS chiede documenti con un SMS per sbloccare un rimborso?

Il vademecum INPS avverte che l’Istituto non invia link via SMS o email per ricevere rimborsi e non chiede documenti via email o telefono. Non usare il collegamento ricevuto: verifica dal sito istituzionale o tramite i contatti ufficiali.

È sempre sospetto un selfie con il documento?

Può far parte di una vera identificazione, ma anche i siti fraudolenti possono richiederlo. Controlla il servizio e la pratica da un canale indipendente prima di attivare la fotocamera. Non inviare selfie o video a un interlocutore che non hai verificato.

Quali dati posso oscurare sulla carta d’identità?

Solo quelli non necessari alla pratica e che il destinatario accetta oscurati. Chiedi prima quali informazioni e lati servono. Non applicare una lista generica a una verifica bancaria o ufficiale che richiede l’immagine completa.

La filigrana impedisce di aprire un conto a mio nome?

No. Rende visibili destinatario, scopo e data della copia, ma può essere modificata e non blocca l’uso dei dati leggibili. Riduci i dati superflui quando consentito e verifica soprattutto chi riceve il file.

Fonti

  1. Nota sul trattamento dei documenti degli ospiti delle strutture ricettive (Garante privacy, 2026)
  2. Vademecum antitruffe (INPS)
  3. Smishing a tema INPS: come comportarsi in caso di furto dei dati (CERT-AGID)
  4. In corso una nuova campagna di phishing a tema SPID (CERT-AGID)
  5. Furto di dati negli hotel, Garante privacy avvia verifiche (13 agosto 2025)
  6. Obbligo di identificazione de visu delle persone alloggiate (Giustizia Amministrativa, Consiglio di Stato n. 9101/2025)

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